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Marted́, 21 Novembre 2017
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Poesie di Gabriele Ortu

«I poeti non scrivono poesie per sapienza ma per un loro talento naturale e per un dono divino, come fanno i profeti e i chiaroveggenti, i quali dicono molte cose e belle eppure non sanno niente di quello che dicono.»
Platone, da: “Apologia di Socrate”

Molti di noi sardi sono poeti, nel senso che scriviamo cose che riteniamo siano poesie: ci piace, è nel nostro DNA.

Io sono uno di questi. Mi piace il suono delle parole in vario modo organizzate, il loro ritmo, la loro funzione, …

Vi sono, nella limba sarda specialmente, delle parole la cui pronunzia evoca ricordi, sogni, fame, sete, malattie, carestie, … s’annu doxi, sa pibìda, caliximuru, su mali de is perdas …

Perché scriviamo poesie? Non sono in grado di dare una spiegazione. E, tanto meno, sono in grado di dire se le cose che scriviamo siano poesie o altro, so solo che è un bisogno di moltissimi sardi. Sarà, forse, il silenzio dei luoghi poco abitati che ci “costringe” quasi a parlare da soli per farci compagnia, non lo so.

Il sardo in genere scrive nella propria lingua, in limba sarda, ma anche in italiano, dipende un po’ dal tipo di studi che ha fatto. A volte gli riesce di fare cose egregie solo che le tiene nascoste per il pudore di apparire o di non essere all’altezza… è il nostro carattere chiuso che tarpa le ali, non alla nostra fantasia, ma all’esporci, al confrontarci.

Il compianto Marcello Serra, che di poesia se ne intendeva, mi ha spronato a scrivere e ad uscire dal guscio in cui, da bravo sardo, ero chiuso. Non so se egli avesse ragione o no, e per questo chiedo a tutti coloro che visitano il sito di farmi avere le loro impressioni: qualunque sia il giudizio, ve ne sarò grato.

Potete lasciare un messaggio, un commento, un parere nel [6] Libro ospiti o scrivermi una [5] @Email.

Qui troverete mie “poesie” in sardo ed in italiano, in versi sciolti ed in rima.

Ho raccolto una selezione di Istivingius del mio paese (mutetus in diverse parlate), per conservarne la memoria. Non saranno poeticamente cose valide, ma rispecchiano un modo di vivere dei nostri antenati. I nostri SMS, erano i loro istivingius che cantavano in tutti i momenti della giornata: le donne setacciando la farina o lavando i panni al fiume o quando si riunivano la sera per sgranare pannocchie di mais o fagioli per la provvista invernale, questo era il loro tipo di comunicazione preferita, almeno al mio paese. Così nascevano amori, che quasi sempre sfociavano nel matrimonio, o semplici amicizie.

Io sono cresciuto in questa cultura e mi ritengo più fortunato dei miei figli, cultura che mi porterò fino alla tomba e con piacere.

Ma l’amore per la poesia in me è grande e spazia oltre i nostri limitati confini, per questo ho voluto anche includere l’Haiku, breve componimento giapponese che sa tanto della nostra batorina, anche se, mentre questa suscita più che altro ilarità, l’Haiku è più “pensato” e induce alla meditazione.

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Aggiornamento pagina: 02/09/2007
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