Questo sito utilizza esclusivamente cookie tecnici di sessione, con la sola finalità di permettere la normale navigazione delle pagine web. Non vengono utilizzati cookie di profilazione o tracciamento. Informativa Cookie

Mercoledý, 22 Novembre 2017
Impostazioni di visualizzazione: 

www.gabrieleortu.it – Copyright © Gabriele Ortu, tutti i diritti riservati

L’uomo delle castagne

Come un flash–back, quella foto, ha acceso un lontano ricordo. Non saprei dire il giorno esatto, ma era sicuramente la settimana precedente il Santo Natale del 1944. Ero lontano da casa e, per motivi di studio, abitavo una stanza che dividevo con un altro ragazzo nella periferia più povera della città. Era sera, quasi all’imbrunire, e quel giorno, non ero ancora riuscito ad accontentare il mio stomaco, fatta eccezione per una castagna arrosto ancora tiepida che avevo trovato nell’androne della casa in cui stavo a pensione.

Giorno fortunato, mi dissi: non era facile trovare qualcosa da mangiare in quel periodo; sì, giorno veramente fortunato: appena fatto qualche passo fuori, ecco un’altra e poi ancora un’altra caldarrosta. Qualcuno le aveva perse rientrando a casa. Quasi non ci credevo e ringraziai il mio Angelo custode per quella improvvisa e inaspettata fortuna. Le avevo masticate a lungo una ad una quelle castagne prima di inghiottirle. Masticavo lentamente, molto lentamente, mi dava la sensazione di avere la bocca piena e… anche la pancia.

Continuavo a camminare scrutando con gli occhi il marciapiedi con la speranza di trovare qualche altra castagna, ma nulla più.

Un odore forte di caldarroste ora mi giungeva e stuzzicava i crampi del mio stomaco. Ecco laggiù il fumo. Ecco il vecchio venditore di caldarroste con la sua lunga barba bianca, il suo sguardo stanco, ma sicuro e penetrante, i suoi occhi neri e lucidi per il fumo. Il suo viso è sereno e tranquillo; le sue mani ruvide e nodose sono quelle di un uomo che vinto tante battaglie nella vita. Siede sul bidone ove tiene le castagne da arrostire per un momentaneo riposo: ogni tanto dà uno scossone al paiolo forato per smuovere le castagne o si alza per servire un cliente.

Sono fermo davanti al vecchio per godermi il tepore di quel calduccio, e per ingerire quante più molecole possibili del profumo delle caldarroste e, con la segreta speranza che qualcuno ne perda qualcuna.

Il vecchio mi nota e sicuramente ha decifrato nel mio comportamento la fame che attanaglia le mie viscere: sento i suoi occhi penetrare nei miei pensieri quando improvvisamente mi dice: “Vuoi comprare caldarroste, ragazzo?”

– No, gli rispondo, signore, anche se mentalmente le stavo divorando tutte…

– Allora, per cortesia, attizza il fuoco, non stare in ozio.

Mi disse tutto questo senza alzarsi dal suo bidone, ma inchinandosi un poco in avanti, quasi a darmi una mano per attizzare il fuoco.

– Hai visto che castagne, ragazzo, tutte io con queste mani le ho raccolte.

Così dicendo mostrò le mani con le palme rivolte verso l’alto.

– Sai quante castagne hanno raccolto queste mani e quanti anni hanno?

– No, signore, tiro a indovinare: settanta. Ho intuito che il vecchio aveva bisogno di parlare e buttai giù un: ma non li dimostra neppure…

– Vedi, ragazzo, se tu fossi capitato qui dieci anni fa avresti indovinato. E ora sai cosa ti dico, fatti un cartoccio con il giornale, riempitelo e portatelo via e, … buon pranzo.


Copyright © Gabriele Ortu - Tutti i diritti riservati.
www.gabrieleortu.it – Copyright © Gabriele Ortu, tutti i diritti riservati


Aggiornamento pagina: 10/05/2008
Copyright © 2007-2008 Gabriele Ortu

Menù rapido informazioni